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Crisi: Bankitalia, nel 2013 si è ampliato divario tra Centro-Nord e Sud PDF Stampa
Lunedì 02 Dicembre 2013 10:18

Nel 2013 si e’ verificato un ulteriore ampliamento del divario fra Centro Nord e Mezzogiorno, che gia’ si era evidenziato nel biennio 2011-12. E’ quanto emerge dal rapporto della Banca d’Italia “L’economia delle regioni italiane – Dinamiche recenti e aspetti strutturali”. Al Sud “la componente estera della domanda, che in questa fase congiunturale sta fornendo un contributo positivo alla crescita, ha un peso e un dinamismo minore – sottolinea la Banca d’Italia -. E ancora nel meridione, la presenza di imprese innovative e ad alta produttivita’ e’ relativamente inferiore. La peggiore performance del Mezzogiorno nel 2013 emerge anche dall’andamento degli indicatori qualitativi, i cui timidi segnali di assestamento nel corso dell’estate riguardano le solo imprese industriali delle regioni del Centro Nord. Meno significativo e’ stato invece il miglioramento nelle valutazioni delle imprese dei servizi”. Secondo il rapporto di Palazzo Koch si e’ attenuata nelle regioni del Centro Nord la flessione dell’occupazione. Essa e’ rimasta invece intensa nel Mezzogiorno dove anche piu’ ampio e’ stato l’incremento del tasso di disoccupazione, nonostante il maggior calo dell’offerta di lavoro”. Le retribuzioni orarie dei lavoratori dipendenti sono diminuite fra il 2008 e il 2011, in modo piu’ marcato al Centro, per effetto della minor domanda di lavoro. Questa dinamica e’ stata in parte mitigata da una ricomposizione dell’occupazione verso figure professionali che percepiscono generalmente un salario piu’ elevato, soprattutto nel Mezzogiorno.
E’ proseguito in tutte le macroaree il calo dei prestiti bancari alle imprese riconducibile sia alla domanda di finanziamenti, debole in tutte le aree del Paese e in particolare al Centro-Sud, sia alle condizioni di offerta (in particolare di quelle praticate dalle banche di minori dimensioni), su cui ha pesato la percezione di una piu’ elevata rischiosita’ dei finanziamenti verso specifici settori e imprese. La qualita’ del credito alle imprese, misurata dal flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti, e’ peggiorata nel primo semestre dell’anno. Secondo Bankitalia, il peggioramento del merito creditizio e’ evidenziato anche dall’andamento delle crisi aziendali, divenute piu’ frequenti nel corso della crisi. I fallimenti d’impresa sono aumentati rapidamente tra il 2008 e il 2012 in tutte le aree del Paese. Ovunque le imprese fallite mostravano una situazione economica e finanziaria piu’ tesa che nel resto delle imprese gia’ nel periodo pre-crisi (2004-2007). I prestiti bancari alle famiglie sono risultati pressoche’ stagnanti nel Centro-Nord, a fronte di una flessione significativa nel Mezzogiorno. Sulla debolezza dei prestiti alle famiglie hanno inciso principalmente fattori di domanda. La dinamica della domanda estera netta di beni ha assicurato a partire dal 2010 un contributo positivo alla crescita del PIL. Pur se in crescita nell’ultimo triennio, l’incidenza sul PIL dell’interscambio di servizi alle imprese, rimane relativamente contenuta rispetto a quello dei beni, anche nel confronto internazionale. L’interscambio di servizi alle imprese e’ concentrato geograficamente nel Nord Ovest e nel Centro, ed e’ riconducibile, per quasi il 40 per cento del totale, alle importazioni ed esportazioni delle imprese industriali. Soltanto nel Nord Ovest, tuttavia, assume dimensioni rilevanti rispetto al PIL, per quanto modeste rispetto all’interscambio di beni. Il saldo commerciale nei servizi alle imprese e’ negativo in tutte le macroaree.

Marcate sono le differenze nell’attivita’ innovativa fra il Centro Nord e il Mezzogiorno. Le imprese italiane hanno un generalizzato ritardo rispetto ai principali paesi europei, piu’ ampio nelle regioni meridionali e piu’ significativo se misurato rispetto agli indicatori di spesa in ricerca e sviluppo – conclude Bankitalia -. Anche le regioni del Nord, pur collocandosi in Europa fra quelle a maggiore innovazione, si caratterizzano per un livello di spesa tra i piu’ contenuti. Il Centro e il Mezzogiorno si collocano invece rispettivamente fra le regioni a media e a bassa innovazione, con livelli di spesa contenuti rispetto alle regioni di confronto”. (ITALPRESS)



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