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In Sicilia in 6 anni persi 14 punti di Pil. Nel 2014 l’isola andrà ancora giù dell’1% PDF Stampa
Martedì 11 Febbraio 2014 11:37

“Subito un nuovo patto per la Sicilia che affonda oppure commissariamo la Regione”. Ad affermarlo e’ il presidente della Fondazione Curella, Pietro Busetta commentando i dati disastrosi della situazione economica dell’isola emersi con la presentazione del Report Sicilia.

La recessione che ha colpito l’economia siciliana dal 2008 non accenna a finire e il suo impatto continua a essere molto pesante sui consumi delle famiglie e sugli investimenti delle imprese, ma lo e’ ancora di piu’ sul mercato del lavoro, penalizzato dal progressivo crollo dell’occupazione e da un aumento consistente del tasso di disoccupazione. E’ questo, in sintesi, il contenuto del quarantesimo Report Sicilia, l’analisi previsionale sull’economia siciliana realizzata dal Dipartimento Studi Territoriali (Diste Consulting) per conto della Fondazione Curella e presentata ieri mattina presso la sede della Fondazione, a Palermo.

Nel secondo semestre del 2013 il Pil della Sicilia ha chiuso con un calo del 3.2% e la perdita di altri 67 mila occupati, mentre la disoccupazione e’ salita al 20.9% (-2% rispetto al 2012) e tra i giovani ormai il 50% e’ in cerca di lavoro. Nei sei anni della crisi, dal 2008 a oggi, la caduta complessiva della ricchezza prodotta sfiora il 14% nell’isola e l’8.6% a livello nazionale. Di riflesso alla forte erosione del potere d’acquisto, i consumi delle famiglie ripiegano di un ulteriore 3.7% a fronte del -2.5% della media italiana.

Nei sei anni di recessione le famiglie siciliane hanno subito un taglio dei consumi di circa il 12%, quelle italiane dell’8%. Per il mercato del lavoro l’anno ormai alle spalle presenta aspetti che il report del Diste definisce “inquietanti”. “L’occupazione sprofonda letteralmente – si legge -, con flessioni mai viste in passato: la Sicilia accusa una perdita di 67 mila posti di lavoro (-4.8%)”, un settimo del totale nazionale di 470 mila occupati in meno. Dal 2006 il calo ammonta a 175 mila occupati in meno. “L’altra faccia ugualmente triste della medaglia – continua il resoconto – e’ rappresentata dal tasso di disoccupazione, che mostra uno slancio senza pari nel decennio”. Nel 2013 il numero delle persone in cerca di lavoro sul territorio regionale e’ di oltre 350 mila unita’, 110 mila in piu’ rispetto al 2011 e 130 mila in piu’ rispetto al 2007. Si rileva di conseguenza un tasso di disoccupazione del 20.9%, superiore di 2.3 punti al dato del 2012 e di ben 8 punti al tasso di sei anni prima (13%).”Anche in una realta’ depressa come la Sicilia – ha commentato il presidente del Diste Consulting, La Monica – esistono casi di successo, come testimonia l’incremento del 12% dell’export non oil. Sono queste eccellenze che vanno supportate per cercare il riscatto economico dell’isola”.
“La crisi – aggiunge l’analisi – ha avuto effetti devastanti sulla disoccupazione giovanile, che ormai dovrebbe aver superato abbondantemente il 50% delle ragazze e dei ragazzi che nella regione cercano lavoro”. Per il 2014 alcuni indicatori fanno sperare in una attenuazione della fase recessiva ma in Sicilia il risveglio di domanda e produzione arrivera’ con forte ritardo. Infatti nella penisola e’ prevista per l’anno in corso una crescita del Pil di quasi un punto, in Sicilia invece il Pil dovrebbe scendere di un punto e si perderanno per strada, stando alle previsione di Diste Consulting, altri 25-30 mila posti di lavoro (con la disoccupazione che tocchera’ quota 22%), praticamente la meta’ di quanti, secondo le prime stime, ne perdera’ l’intero Paese, ovvero circa 50 mila (con un tasso di disoccupazione del 12%). “Lo Stato ha smesso di investire in Sicilia – ha detto Armao – ma nessuno dei partiti sembra piu’ parlare di investimenti, siamo indietro di 400 anni rispetto al resto d’Italia. L’altro attore che potrebbe fare qualcosa e’ la Regione ma con l’ultima finanziaria e l’ultimo bilancio e’ implosa. Al di la’ delle questioni dei precari e dei forestali – ha concluso -, la Regione dovrebbe tornare a occuparsi di imprese, infrastrutture e federalismo fiscale”.

EconomiSicilia.it



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