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Eni: manifestazione a Roma, oggi incontro al Ministero Sviluppo Economico PDF Stampa
Mercoledì 30 Luglio 2014 09:16

Sette pullman con a bordo 350 lavoratori della raffineria e dell’indotto di Gela sono partiti dalla cittadina siciliana del Nisseno alla volta di Roma dove, nel pomeriggio di oggi a partire dalle 15, si terrà la manifestazione organizzata dalle federazioni dei chimici di Cgil, Cisl e Uil. Il presidio promosso da Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil si svolgerà in piazza Montecitorio, nel giorno dello sciopero generale proclamato per l’intera giornata, per tutte le aziende del gruppo Eni presenti nel Paese. A Roma si sono recati chimici ma anche edili e metalmeccanici. Inoltre, assieme ai lavoratori, rappresentanti del consiglio comunale gelese. In testa alla delegazione cislina, Emanuele Gallo e Franco Emiliani, segretari, rispettivamente, dell’Unione territoriale e della federazione di categoria, per le province del centro Sicilia.

Ieri Gela è stata teatro di una larga mobilitazione popolare: un serpentone di ventimila persone ha attraversato in corteo la città a difesa della raffineria. E con lavoratori e sindacati, anche il vescovo di piazza Armerina, Rosario Gisana. E mentre a Gela proseguono i presidi contro il rischio che 3.500 persone, tra diretto e indotto, perdano il posto, la protesta approda a Roma. Con la manifestazione di oggi. E con il confronto azienda-sindacati-Regione che partirà domani, al Mise. Al ministero dello Sviluppo economico, per la Cisl saranno presenti, assieme ai vertici del sindacato nisseno, Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia e Sergio Gigli, leader nazionale dei Chimici Cisl. Il primo, parlando a Gela ieri ha lanciato “un appello all’Eni a tornare sui suoi passi; un messaggio al governo Renzi a far partire dalla Sicilia il piano per il Mezzogiorno”. E al governo regionale ha rivolto la proposta di “utilizzare le royalties petrolifere incassate, per lo sviluppo delle aree interessate”. Gigli ha già fatto sapere che all’incontro al Mise “andremo a muso duro perché è stata messa in discussione la credibilità del sindacato che in quel territorio ha firmato un accordo solo 12 mesi fa: un accordo che ha comportato grande impegno e anche sacrifici occupazionali pesanti”.

L’intesa che l’ad del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, vorrebbe ritirare, prevede investimenti per 700 milioni nell’area, per migliorare la competitività e la sostenibilità ambientale degli impianti. Questi investimenti, sostengono Cgil Cisl Uil, non possono essere cancellati.

EconomiaSicilia.com



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